Allevamento tradizionale e combattimenti di mucche nel Vallese
L'allevamento del bestiame e soprattutto di piccoli animali risale nel Vallese addirittura al Neolitico. E fino ad oggi esso ricopre un ruolo centrale nel sistema agricolo e pastorale del Vallese. L' "allevamento di bestiame tradizionale" nel Vallese comprende oggi le seguenti razze: mucca Eringer o di Hérens, mucca Évolène, pecora dal naso nero, pecora alpina bianca, pecora rossa del Vallese (Roux du Valais), capra dal collo nero.
Di razze nel senso vero e proprio del termine si può parlare a partire dal 19° secolo. Così ad esempio la mucca Eringer è stata riconosciuta ufficialmente come razza a sé stante solo nel 1879. E la "pecora dal naso nero della valle della Vispa" è esplicitamente nominata per la prima volta in un decreto del 1884. D'altronde proprio le varietà locali dal tardo 19° secolo alla metà del 20° sono state continuamente minacciate dall'estinzione, poiché la politica agricola ufficiale perseguiva, per una maggiore produttività, un'uniformazione delle razze allevate. Così ad esempio fu favorito, tramite sovvenzioni mirate, l'allevamento della pecora alpina bianca. La resistenza organizzata degli allevatori di altre razze ha determinato a partire dal 1950 un cambiamento di rotta e ha impedito in particolare l'estinzione della pecora dal naso nero.
Proprio questa dura lotta per il riconoscimento ha rappresentato una parte della forza simbolica di queste varietà locali. I loro difensori si impongono in una lotta continua contro la politica agricola ufficiale, fondando così il mito di questi animali. Per quanto riguarda la produttività, queste razze non appartengono neppure oggi alle migliori del Paese. Tuttavia, grazie a un nuovo ambiente, improntato al turismo e alle alte tecnologie applicate all'agricoltura, ora esse godono di una sorta di simbolico valore aggiunto. A questo proposito è decisivo il fatto che questa forza simbolica possa manifestare i suoi effetti anche all'interno. Accanto al turismo vale perciò la pena di nominare in particolare l'agricoltura come attività secondaria o come hobby, che nella seconda metà del 20° secolo ha favorito la rivalutazione delle razze di bestiame tradizionali. Poiché l'allevamento del bestiame è meno rivolto alla produzione e meno orientato al profitto, assumono maggior rilevanza valori come la gioia di allevare gli animali, la tradizione di famiglia, la passione e la collegialità. Non si cerca più tanto il guadagno materiale, quanto i valori simbolici e sociali: nella gratificazione rispetto al lavoro dell'industria, nel rapporto con la terra e gli animali, nella gioia derivante da un'attività indipendente, in valori come la fedeltà alla tradizione e l'autonomia, nell'orgoglio di fare qualcosa di speciale e di possedere un animale speciale, nella ricerca di un senso alle proprie attività nel tempo libero...
Entro l'allevamento tradizionale di bestiame del Vallese, alla mucca Eringer o Hérens spetta un ruolo speciale. Oltre alla sua robustezza fisica, questo animale si caratterizza per la sua combattività. Sugli alpeggi, i combattimenti delle mucche servono a stabilire la guida della mandria. Fin dagli anni '20 vengono organizzate battaglie delle mucche anche a fondo valle. In questo caso il combattimento delle mucche assume nuovi aspetti. Queste nuove esigenze, non legate all'agricoltura, conferiscono alla mucca Eringer un valore simbolico, che nella seconda metà del 20° secolo ne ha fatto l'animale da reddito più importante del cantone. Grazie a questa combattiva razza bovina, la tradizione alpina ha assicurato il proprio posto nella società postmoderna del tempo libero e dei mezzi di comunicazione di massa. Tanto le tradizionali battaglie sui pascoli alpini all'inizio dell'estate, quanto i "match" a fondo valle in primavera e autunno, hanno raggiunto negli ultimi tempi un alto grado di organizzazione e dimostrano la capacità di adattamento del fenomeno nel mutato ambiente sociale ed economico.
APPRENDIMENTO E TRASMISSIONE
Oggi la razza bovina Eringer è considerata nel Vallese un bene culturale del cantone. Nel combattimento delle mucche il Vallese ha ritrovato il più forte segno del ricordo del suo passato agricolo. E tuttavia la messa in scena mediatica di questo animale deve reinventare la sua immagine: nella tradizionale estetica contadina del Vallese, la mucca era inesistente. Al centro delle tradizioni alpine di queste terre non c'erano malgari in costume e mucche con campanacci riccamente decorati, bensì, con la benedizione di uomini, bestiame e alpeggi, la Chiesa e la fede. Dunque i costumi della festa con i programmi folcloristici e le mense, come oggi si trovano soprattutto nelle località di vacanza del Vallese, non rappresentano la prosecuzione di una tradizione, ma sono innovazioni con cui l'economia alpina si adegua alle nuove esigenze della società del tempo libero.
Tuttavia la zootecnia e la lavorazione del latte nel sistema agricolo preindustriale del Vallese occupano un posto importante. Esse scandiscono in gran parte il tempo di quella società e plasmano il suo spazio. L'economia alpina come elemento centrale dell'esistenza contadina determina sostanzialmente, insieme alla migrazione stagionale di uomini e animali, il corso dell'anno. E l'allevamento del bestiame e la lavorazione del latte hanno lasciato le loro tracce anche nel paesaggio e negli insediamenti.
A questo proposito appare uno sviluppo che dà la sua impronta all'allevamento di bestiame nel Vallese fin dagli anni '50: l'agricoltura come attività secondaria. Le attività secondarie assumono via via sempre più il carattere di hobby. Per questo esse sono sempre meno orientate alla produzione e al profitto. Rispetto ai proventi assicurati da un animale, ora assumono maggior rilevanza valori come la gioia di allevare gli animali, la tradizione di famiglia, la passione e la collegialità. Non si cerca più tanto il guadagno materiale, quanto i valori simbolici e sociali: nella gratificazione rispetto al lavoro dell'industria, nel rapporto con la terra e gli animali, nella gioia derivante da un'attività indipendente, in valori come la fedeltà alla tradizione e l'autonomia, nell'orgoglio di fare qualcosa di speciale e di possedere un animale speciale, nella ricerca di un senso alle proprie attività nel tempo libero... Così il combattimento delle mucche ha sviluppato una propria, nuova dinamica, a cui partecipano, oltre agli allevatori, anche cerchie esterne al mondo contadino.
AZIONI DI VALORIZZAZIONE
Poiché la battaglia delle mucche è stata allontanata dal suo contesto originario, ha potuto assumere nuovi aspetti. Le sue molteplici funzionalità si sono accresciute. Alla politica serve da palcoscenico, per il nuovo ricco possessore di una mucca diventa occasione di prestigio. E per il turismo la mucca Eringer è diventata il simbolo giusto per un mondo delle vacanze ideale: essa è unica, tipica; rappresenta la campagna, la natura, la tradizione. E infine questa razza di bovini rappresenta l'identità di un interno cantone. "Le Valais tout entier est dans la race d'Hérens (Tutto il Vallese è nella razza di Hérens)", scriveva già molti anni fa lo scrittore Maurice Chappaz.
Se un tempo lo spettacolo dei combattimenti si limitava alla primavera, oggi sono diventati un evento che si prolunga quasi per tutto l'anno: da marzo a maggio hanno luogo in tutto il cantone le eliminatorie regionali, che si concludono con la finale cantonale di Aproz (dal 2011 "Fête nationale de la race d'Hérens (festa nazionale della razza di Hérens"). Nella seconda metà di giugno, in seguito alla transumanza, sono sotto i riflettori i combattimenti sui pascoli estivi, seguiti da isolate battaglie sugli alpeggi durante l'estate e dalle ultime stoccate dell'autunno, che hanno nuovamente luogo a fondovalle. Nell'ambito di questi combattimenti delle mucche, e in particolare nell'arena di Aproz, "il Vallese" si riunisce in un rituale, uno dei pochi che ancora si caratterizza per una sorta di forza di coesione della comunità. E la tanto evocata equiparazione delle qualità della razza Eringer - robustezza, combattività, resistenza, naturalezza, aggressività - con le caratteristiche della popolazione del Vallese ha consolidato l'importanza di questa mucca nella struttura dell'identità e nell'immagine di sé del Vallese.
La patrimonializzazione delle razze tradizionali ha trovato la sua espressione anche in campo scientifico e mediatico. Così nel film di Sylviane Neuenschwander "Schneeweisse Schwarznasen (Nasi neri candidi come la neve)" (2006) o nei libri "Die Schwarznase (Il naso nero)" (Luzius Theler, 1986), "Walliser Schwarzhalsziegen (Capre vallesi dal collo nero)" (Christian Zufferey, 2004) e "embrüf embri - Die Heimkehr der Schafe (Il ritorno della pecora)" (Thomas Schuppisser, Michael Ganz, 2010), come pure in innumerevoli opere sulla mucca Eringer (pubblicazioni, opere d'arte, film, fumetti, pubblicità, media, siti web, ecc.).